SUOR IGNAZIA
                La Missione: la Carità

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    LA CARITÀ delle SUORE

L'ASCOLTO
Centro della missione è la casa delle Suore Operaie: ambiente di accoglienza, di formazione, di crescita spirituale e comunitaria. La collaborazione, il senso di responsabilità, l'apertura all'altro e una "semplice" disponibilità, sono le caratteristiche che si respirano varcata la soglia di casa. Le suore sono in continuo contatto con la gente per condividere la loro vita più da vicino, cogliere i bisogni spirituali e umani che poi vengono tradotti in pastorale e catechesi viva e fruttuosa. Senza questo continuo contatto con la gente si può facilmente scivolare in una proposta di catechesi troppo europea e slegata dalla cultura e dalle esigenze africane. Tutte le attività della missione nascono dall'ascolto dei loro problemi, aspirazioni, cercando di condividere le loro ansie, sofferenze e difficoltà.

LA CONDIVISIONE
La Carità delle suore non fa distinzione: vengono alla missione orfani e vedove in estreme difficoltà, chiedono una manciata di fagioli o di riso, oppure un pugno di sale, un sapone, una coperta, un vestito ecc…
Molto importante è anche la pastorale delle carceri: le suore non dimenticano coloro che si trovano reclusi in prigioni spesso sotto il limite della dignità umana, dimenticati da amici e parenti, che chiedono solo un istante di attenzione e di solidarietà. Una suora si reca ogni 15 giorni a portare conforto, amicizia e un piccolo dono ai prigionieri più abbandonati.

Una esperienza di carità con gli alunni della scuola

Mi soffermo sull'esperienza vissuta qualche anno fa a Rwegura, alla fine degli anni '90 in piena guerra civile sia in Burundi che nel Rwanda, con la presenza di cinquemila profughi arrivati dalla foresta (che separa il Burundi dal Rwanda e dallo Zaire, oggi Repubblica del Congo) per rifugiarsi nella nostra missione, per trovare soccorso, conforto, aiuto nell'affrontare la loro triste situazione. Non potete immaginare la sofferenza che traspariva dai loro volti causata dalla paura della morte. Essi sono giunti a noi in gruppi di venti, trenta persone. In pochi giorni si è riempito il campo del nostro Centro di Sanità.

Per raggiungere la missione, hanno camminato quasi un mese. Sono arrivati bambini nati anormali, tanti erano soli perché i loro cari erano morti durante il viaggio. Attraversare la foresta non è stato facile, è sempre un grosso rischio, così piena di insidie com'è. Abbiamo saputo che molti bambini e adulti sono morti di fame, di freddo, di malattia; mamme che nel dare alla luce il figlio hanno perduto la loro vita. I superstiti sono giunti dalle Suore sfiniti dalla paura, dalla stanchezza e da altre sofferenze...

In mezzo a tante pene, non sono mancati esempi di fede, di fiducia, di amore a Cristo e di fraterna condivisione. Alla domenica i nostri cristiani rischiavano la vita per venire a pregare con noi, potevano essere uccisi sulla strada da bande ribelli della zona, ma hanno voluto testimoniare la propria fede perché la vita trionfi sulla morte, l'amore sconfigga l'odio, la speranza vinca sulla disperazione.

I nostri scolari ogni mercoledì portavano a scuola una patata, una pannocchia di granoturco, un pugno di fagioli, un cucchiaio di sale, della legna ecc... Sono stati capaci di privarsi di alcuni alimenti per donarli ai bambini rifugiati che giacevano in una grande povertà. Finito l'orario della scuola, tutti insieme con tanta gioia, andavano a portare i doni ai loro nuovi amici. Non solo, tutta la comunità dei fedeli ha contribuito, secondo le loro povere possibilità, a sollevare la povertà dei rifugiati del campo profughi; si è creata così una bella solidarietà e un clima di vera fraternità.

 
    BURUNDI: la nostra terra di Missione