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    BURUNDI: la storia

STORIA
I più antichi abitanti furono probabilmente i twa, seguiti nel XIV secolo dagli hutu, popolazione dedita all'agricoltura, che impose nell'area la propria lingua e le proprie tradizioni. Nel XV secolo i tutsi, nomadi e pastori, occuparono la regione e, assoggettati gli hutu, fondarono un regno in Burundi e un altro in Ruanda. La struttura di governo tutsi prevedeva un sistema castale retto da un monarca (mwami) coadiuvato nell'esercizio del potere da alcuni potenti clan reali, i ganwa. Nel 1884 il Burundi (chiamato allora Urundi) fu occupato dalla Germania e nel 1899 fu annesso, insieme al Ruanda, all'Africa orientale tedesca. In seguito alla prima guerra mondiale il Belgio, su concessione della Società delle nazioni, occupò la regione fondandovi lo stato del Ruanda-Urundi. La colonizzazione belga, che manteneva formalmente invariati gli assetti istituzionali, favorì la già potente etnia tutsi, acuendo così le antiche tensioni etniche.

LA STORIA RECENTE
La storia recente è segnata da una lunga serie di violenze tra hutu e tutsi.
Una travagliata indipendenza Nel 1962 il paese divenne una monarchia costituzionale indipendente e, nel settembre dello stesso anno, entrò a far parte dell'ONU. In seguito all'indipendenza si allargarono le tensioni etnico-politiche, che già avevano travagliato il paese: i tutsi, infatti, controllavano i centri di potere malgrado gli hutu avessero ottenuto la maggioranza alle elezioni legislative del 1965. Dopo un breve succedersi di colpi di stato, nel 1966 il capitano Michel Micombero (di etnia tutsi) si insediò al potere e si proclamò presidente del nuovo stato repubblicano del Burundi.

Il massacro del 1972
Nel 1972 una frangia di ribelli hutu, spingendosi fino alla capitale nel tentativo di rovesciare il governo Micombero, si rese responsabile di un massacro di tutsi; fallito tuttavia il colpo di stato, la reazione del governo fu violentissima: decine di migliaia di hutu persero la vita o furono costretti a rifugiarsi nello Zaire e in Tanzania.

Micombero cade
Caduto Micombero durante un colpo di stato nel novembre del 1976, un Consiglio supremo rivoluzionario nominò Jean-Baptiste Bagaza alla presidenza. La nuova Costituzione del 1981 confermò la struttura monopartitica e antidemocratica del paese. Rieletto nel 1984, Bagaza venne deposto da un ennesimo colpo di stato nel settembre del 1987.

Prove di democrazia
Il nuovo presidente Pierre Buyoya cerca di aprire il Paese alla democrazia e al pluralismo. Nel 1991 si insedia un governo a maggioranza hutu e nel 1992 entra in vigore una nuova Costituzione che apre al multipartitismo.

Ndadaye eletto ed ucciso
Nel 1992 fu approvata una nuova Costituzione che apriva a un sistema pluripartitico e nel giugno del 1993 si ebbero le prime elezioni presidenziali democratiche; Melchior Ndadaye, rappresentante degli hutu, a capo del Fronte per la democrazia in Burundi (Frodebu) vinse le elezioni presidenziali e legislative. Ndadaye fu però assassinato durante un colpo di stato a meno di un mese dalle elezioni, causando un'ulteriore ondata di violenza che culminò nella strage perpetrata dall'esercito (da sempre egemonizzato dai tutsi) ai danni della popolazione hutu.

1994: l'apocalisse in Ruanda
Il successore di Ndadaye, il presidente hutu Cyprien Ntaryamira, non ebbe il tempo di ristabilire la pace poiché perse la vita, insieme al presidente del Ruanda, in un attentato aereo nell'aprile del 1994, in seguito al quale ebbe inizio lo sterminio dei tutsi nel vicino paese. Nel tentativo di contenere il dilagare della violenza tra le due etnie, 12 dei 13 partiti politici ruandesi costituirono un governo di coalizione che sopravvisse sino al 1995. Nel giugno 1996 Buyoya tornò al potere con un colpo di stato, operandosi in seguito per porre fine all'instabilità e agli eccidi.

Prove di riconciliazione
Nel 1997 cominciano le difficili trattative per arrivare a una riconciliazione tra hutu e tutsi. Nel 1998 hanno inizio ad Arusha, in Tanzania, nuovi colloqui di pace. Nell'agosto 2000, con la mediazione di Nelson Mandela, alcune fazioni in lotta sottoscrivono un accordo di pace. Ma la situazione rimane instabile, anche a causa del conflitto che si apre nella vicina Repubblica democratica del Congo. Nel novembre 2001 entra comunque in carica un primo governo di transizione, presieduto da Buyoya e composto da ministri hutu e tutsi.

Il 2004, timide speranze
La tregua firmata da governo e Cndd-Fdd (Conseil National pour la Défense de la Démocratie - Forces pour la Défense de la Démocratie) sembra reggere. Il Burundi rimane però un Paese poverissimo e flagellato dall'Aids.

Febbraio 2005
Del febbraio 2005 è l'approvazione della nuova Costituzione seguita da elezioni e nomina del nuovo presidente, il leader del partito CNDD-FDD Pierre Nkurunziza (Il 19 agosto 2005).
Secondo quanto stabilito dagli accordi di pace la composizione delle istituzioni è equamente ripartita fra hutu e tutsi. Nkurunziza si è poi rivelato inadatto al ruolo, è stato coinvolto in molti scandali (poi insabbiati) ed ha avuto più di un atteggiamento dittatoriale.

2008 abolizione della Pena di Morte
Nel 2008 il parlamento del Burundi ha approvato l'abolizione della pena di morte per tutti i reati diventando così il terzo stato ad abolire la pena di morte nel corso del 2008.

Nuove trattative
Gruppi di ribelli del FNL sono tuttora attivi in alcune province ma nel giugno 2006 sono state avviate trattative di pace a Dar-es-Salaam che hanno portato ad un cessate il fuoco. Sono tuttora in corso trattative riguardanti l'integrazione dei ribelli nelle forze armate del paese.
Alla fine del 2007 e all'inizio del 2008 gli scontri sono ripresi, salvo poi fermarsi definitivamente; attualmente è in corso l'ennesima trattativa che permetterebbe all'FNL di diventare un partito politico.

 
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