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Da oltre cinquant'anni il riconoscimento alla generosità e alla condivisione |
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Altruismo. Generosità. Spirito di servizio. Attenzione ai bisogni della collettività o slancio verso chi è sfortunato. Chi si guadagna il premio Bulloni da più di mezzo secolo - per la precisione da cinquantadue anni - è così. Perché la tradizione del riconoscimento assegnato ai più "buoni" in memoria delle qualità umane del primo prefetto della Liberazione, Pietro Bulloni, esordì nel 1953. Da allora, puntuale come un orologio, quando arriva Natale arriva il premio, meritato ringraziamento che Brescia regala a quanti sono un esempio per la collettività. Così, anno dopo anno, il Bulloni ha seguito la città che cambiava, sintonizzandosi su nuove sofferenze, e articolandosi pure in una serie di premi collegati all'originario. IN PRINCIPIO FU L'ECA - Tutto partì nel 1953 per iniziativa dell'Eca, ossia l'Ente comunale di assistenza, che allora era sotto la presidenza dell'avvocato Silvio Pellizzari, anche direttore amministrativo dell'Editoriale Bresciana (l'editrice del Giornale di Brescia). Più tardi, quando l'istruzione cesso di esistere, la gestione del premio passo direttamente al Comune che se ne occupò in collaborazione con gli organi di stampa locali. LA PRIMA VOLTA - Fu Margherita Bianchera Righetti, "una popolana di Desenzano", come la definirono le cronache dell'epoca, a fare da apripista ai riconoscimenti alla solidarietà. La giuria scelse la sua storia tra le 35 pervenute, e Margherita, che aveva accolto in casa propria una ragazza madre, poi seguita e accudita con affetto, ricevette come, ricompensa centomila lire targate Bulloni. La stessa cifra andò divisa tra una signora di Mompiano ed una di San Felice, altre icone di generosità. Vicende confluite in un grande album ideale da cui ha preso forma la storia del riconoscimento, che col tempo ha potuto anche contare su una disponibilità più ampia di risorse stanziate da enti e privati, sostenitori del significato sotteso al Bulloni. Così negli ultimi anni a fianco del premio tradizionale si sono aggiunti il "Grosso d'oro", dal nome dell'antica moneta bresciana, e la "Medaglia d'oro" con effigiato Palazzo Loggia, a sottolineare virtù civili degne di pubblico plauso o speciali gesti di eroismo e abnegazione. LE SEGNALAZIONI - Singoli cittadini, gruppi, associazioni, amministratori pubblici, parroci, esponenti di realtà economiche, culturali e sindacali: sono tantissimi ormai quelli che ritengono giusto fare il nome di qualcuno sul quale accendere i riflettori del Bulloni. E intanto la lista dei "candidati", dalla quale la Commissione esaminatrice seleziona i prescelti, s'allunga. CHI ERA - L'avvocato Pietro Bulloni (1895-1950), esponente di spicco della tradizione cattolico democratica bresciana, il 27 aprile 1945 fu nominato dal CNL prefetto di Brescia. Il 2 giugno del 1946 fu poi eletto tra i padri costituenti e dal '48 ricoprì la carica di sottosegretario al Commercio estero. Indietro |