Una camionetta per il mulino (e per i poveri) di suor Ignazia

Giornale di Brescia - 24 Giugno 2002

Fame, donne, riso, mulino e... una camionetta.

"Quella che vi voglio raccontare è la storia del nostro mulino, nato come progetto di promozione della donna". Suor Ignazia Maria Ferrari, nativa di Calino, da più di trenta anni missionaria in Burundi, torna a farsi viva attraverso una lettera consegnata ad una coppia di Roè Volciano, rientrata a casa dopo quattro mesi di volontariato. Chiede una mano per acquistare una camionetta. A cosa le serve?
"L'economia del Burundi, una fra le più povere del mondo, è basata essenzialmente sull'agricoltura. Il settore è molto arretrato e a malapena sufficiente a coprire il fabbisogno locale. Bisogna tener conto che il terreno non è fertile, perché mai concimato. I prodotti della terra sono fagioli, patate, manioca, riso, mais, grano. Oltre a tè, caffè, banane.
Nei fondovalle scorrano i fiumi, ai margini delle paludi viene coltivato il riso. La piantagione del riso è un lavoro disumano. Piccoli e grandi, ma soprattutto donne con sulla schiena il loro piccolo bambino, lavorano tutto il giorno nel fango, spesso con l'acqua che arriva alle ginocchia. Collocano le pianticelle ad una ad una. AI momento del raccolto verrà staccata spiga per spiga.
Questo scenario mi fa ritornare indietro nel tempo, quando le nostre donne andavano a mondare il riso nella Bassa. Inoltre alla donna spetta anche il faticoso lavoro di schiacciare manualmente i vari cereali per ricavarne farina".
Limitarsi a raccontare? Non è nello stile bresciano e ancor più dei missionari bresciani. Suor Ignazia scrive:
"Per alleviare in parte questo duro lavoro, abbiamo costruito nella missione un locale mulino. Con la sensibilità di tanti amici generosi, abbiamo acquistato i macchinari necessari. L'ultimo è stato la macchina sbucciatrice del riso. Nello scorso mese di febbraio il progetto mulino è diventato attivo. La gente arriva da tutte le vallate vicine e lontane, perfino dal confinante Rwanda, a piedi o in bicicletta, con sacchi enormi ricolmi di riso da lavorare: dividere la pula dal chicco. Una parte lo riportano a casa, come cibo per la propria famiglia, il restante lo vendono alla missione per ricavarne denaro per potersi curare oppure per altre necessità familiari".
Un'iniziativa che ha sicuramente riscosso un crescente gradimento e palesato lo spirito missionario. Suor Ignazia scrive.: "La gente ringrazia Dio di questo grande servizio che abbiamo potuto dare loro. Ci siamo messe accanto a loro, abbiamo capito le loro necessità e abbiamo sviluppato con l'aiuto di Dio e con la Provvidenza questo grande progetto".
Inevitabilmente avrà innescato la sollecitazione di ulteriori istanze cui dare risposte concrete? "Il risultato è che l'area della missione è diventata il granaio di Nyamurenza: le gente richiede sempre di più di poter fruire di tale servizio. Per completare questa nuova attività avremmo bisogno di un mezzo di trasporto - una camionetta -per poter commerciare il riso. Con il ricavato della vendita del riso riusciamo a sfamare quasi tutti i nostri poveri, che sono alcune migliaia".
L'appello alla solidarietà bresciana orientata sullo specifico progetto, da love prende le mosse? "Cristo ci ha insegnato a chiedere il "nostro" pane, e non a ciascuno il "suo". Questo significa che i figli di uno stesso Padre sono corresponsabili del "pane di tutti", perché ciascuno abbia di che vivere. A tutti voi - gruppi parrocchiali, gruppi missionari, singole persone - rivolgo l'appello di solidarietà.
Sono certa che non mancherete di essere aperti, sensibili ed attenti alle nostre realtà e ai bisogni che ci circondano, e che non ci lascerete mancare il necessario per continuare ad essere un segno di speranza per questi nostri fratelli".

(Adalberto Migliorati)

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