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I drammi della guerra Rwegura - 12 ottobre 1997 |
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Carissimi, dopo una pausa di silenzio causata dalla mancanza di occasioni per l'Italia, sono contenta di farvi avere i miei saluti e ricordi belli in Cristo. Anch'io cerco di tenere bene ai vari colpi degli attacchi delle bande armate. Ora sono quattro anni che respiro il clima di guerra; essa ha rovesciato le bellezze naturali, umane e morali. Tuttora è luogo di continua battaglia, perché la foresta che ci circonda è uno spazio privilegiato per le bande armate. Quando esse escono dalla foresta sono scontri gravi che fanno molte vittime, distruggono case, bruciano capanne ecc... La nostra gente è stanca di vivere in mezzo a tanta sofferenza, sofferenza a non finire. Si vedono volti tristi, amareggiati, scoraggiati; non parliamo di sofferenze di ogni genere e di miserie a non finire, indescrivibili. Quello che più fa male a noi suore, è vedere mamme e bambini presi di mira e pagare l'egoismo e l'orgoglio di coloro che vogliono primeggiare. Ormai sono otto mesi che ogni giorno arriva gente dalla foresta; essi sono irriconoscibili: capelli chiarissimi, faccia gonfia, il colore della pelle è diventato giallo e sono coperti di piaghe. Sono quasi tutti all'ultimo stadio della malattia della malnutrizione che in kirundi si chiama "KWASHAKOR". In questi giorni abbiamo fatto una specie di censimento: al campo i rifugiati sono circa 5.000 dei quali 1.460 sono malnutriti. Questi malnutriti li ospitiamo noi al nostro CENTRO di SANITA' per essere curati e nutriti con cibo adatto a loro. Ci sono molti casi drammatici: una nonna può avere in carico sei o otto nipotini malati o malnutriti da custodire perché i loro famigliari sono morti. Molti bambini sono rimasti orfani perché sono fuggiti insieme con coloro che abitavano vicino a casa loro, nel viaggio hanno perso i loro genitori e fratelli. Tanti di loro, quando chiedo notizie della loro famiglia, piangono, a volte sono inconsolabili perché hanno visto morire i loro cari, oppure li hanno visti uccidere barbaramente. Questi nostri rifugiati sono ormai quattro anni che vivono in mezzo ad un mare di sofferenze. Inizialmente essi erano fuggiti in Zaire; là hanno dovuto scappare per la guerra e sono ritornati sulle loro colline abbandonate da tempo. Pure là non hanno potuto rimanere perché le bande armate li hanno di nuovo attaccati. Allora chi è scampato, è fuggito in foresta e dopo circa un anno sono riusciti ad attraversarla e sono giunti qui da noi. Ecco perché sono miserabili sotto ogni aspetto! Ci sono molti esempi di fede, di amore, di condivisione fraterna, di preghiera. I pochi papà rimasti sono pure loro malnutriti e li vedi con il bimbo in braccio e altri tenuti per mano (NB: per un papà barundi è assai poco dignitoso farsi vedere in giro con in braccio un figlio, compito esclusivo della mamma. Questa annotazione di Suor Ignazia indica che lo stato di vita della gente è talmente depresso che sono saltate anche quelle regole sociali locali che hanno sfidato i secoli). Le donne sono vere martiri; esse oltre alla fame, alle malattie agli enormi disagi, alla povertà squallida, sanno dare ad altri bambini quel poco che hanno e l'affetto che manca loro… Ci sono pure tantissimi esempi di solidarietà, di generosa sopportazione della situazione che stanno vivendo. Noi suore cerchiamo di essere per loro Segni di Speranza, di coraggio, di conforto nel servizio quotidiano svolto con Amore gratuito e serena generosità. Anche l'embargo pesa troppo, specialmente per i più poveri che sono i senza voce. Noi suore non ci stanchiamo mai di pregare e intercedere presso Dio Padre che ascolti il grido degli innocenti, del povero, dell'orfano e della vedova. Chiedo preghiere, gesti concreti di solidarietà missionaria per sollevare la fame e la sofferenza di questi nostri fratelli molto sfortunati nella loro vita. Ringrazio vivamente, assicuro preghiere e auguro ogni Bene. Cordialmente ricordo e saluto, Vostra Suor Ignazia Chiudi |